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LA CONTROMANOVRA ECONOMICA DEL PDF

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Come sapete la manovra economica del governo costa 36.5 miliardi di euro per fare sostanzialmente 5 cose: reddito (e pensioni) di cittadinanza, condono agli evasori fiscali, quota 100 sulle pensioni, miniflattax per partite Iva, evitare le clausole che farebbero scattare l’aumento automatico dell’Iva. Il 29 novembre la manovra andrà in aula e per il mese di dicembre si voteranno gli emendamenti, tra cui la reintroduzione del bonus bebè “dimenticato” dal ministro Fontana e quello sui contraccettivi gratis targato M5S. Le fonti di finanziamento indicate dal governo sono un auspicato e fantomatico aumento della crescita all’1.5% e una serie di dismissioni per 18 miliardi di euro, non specificate. Tenendo invariati i saldi, come Popolo della Famiglia avremmo fatto cinque cose diverse: Reddito di Maternità, riforma fiscale del quoziente familiare, buono scuola per la libertà scolastica, sostegno massiccio alle condizioni di disabilità, incentivo alla creazione di imprese familiari in particolare giovanili e consolidamento di quelle esistenti. Per inciso avremmo chiuso per decreto del ministero della Salute e dell’Interno, dopo l’indicazione del Comitato Superiore di sanità, tutti i negozi di cannabis light, impiegato forze dell’ordine e polizia locale al contrasto delle mafie nella loro attività specifica di controllo del territorio attraverso lo spaccio di droghe, chiuso l’Unar e dirottato ogni risorsa delle pari opportunità al sostegno del diritto alla vita. Avremmo per decreto varato una black list dei siti pornografici che sarebbero stati accessibili solo dopo l’invio dei documenti comprovanti la maggiore età, come accade per i siti di gioco d’azzardo. Avremmo investito i proventi derivanti dalla diminuzione degli aborti (ognuno costa 2.000 euro alle casse pubbliche) in fornitura di farmaci per la terapia del dolore e per le cure palliative negli hospice e nei reparti oncologici delle strutture ospedaliere. Questo, nei nostri primi sei mesi di attività di governo. Peccato che il 4 marzo siano stati “solo” in 220mila a votare Popolo della Famiglia. Sarà per la prossima volta, quando certamente capirete che serve votare PdF non per cambiare l’Italia, ma per salvarla.



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