News dai giornali on line


Nel Cimitero Laurentino di Roma si trova un luogo di sepoltura molto particolare: il Giardino degli Angeli, dedicato ai bambini non nati dove, venerdì 2 novembre, si è fermato a pregare anche papa Francesco che ha visitato il cimitero per la prima volta. Quella del “Giardino degli angeli” è un’iniziativa che sta prendendo piede ed è stata pensata e diffusa dall’Associazione Difendere la vita con Maria (Advm), che da 20 anni si prodiga affinché in tutta Italia gli embrioni e i feti abortiti, sia per cause naturali sia volontariamente, non vadano a finire tra i rifiuti speciali degli ospedali, come accade molto spesso, e abbiano la possibilità di ricevere una sepoltura dignitosa, dietro richiesta esplicita da parte dei genitori.


L'attore e ballerino americano Frankie Grande annuncia su Instagram il suo menage a tre con una coppia gay. È solo il primo testimonial di una nuova tendenza promossa dallo star system, logica conseguenza dell'accettazione del "love is love" che domina la nostra cultura. Se è il sentimento amoroso a fondare la famiglia, come opporsi all’ipotesi che esso possa interessare anche più di due persone?


La sottile disperazione nascosta sotto l’accettazione della normalità omosessuale: ogni desiderio erotico è vero in sé, è buono in sé, proprio perché in fin dei conti non c’è nessuna realtà che corrisponda veramente all’attesa del cuore umano.


Ancora una volta il riconoscimento giuridico dell’omosessualità diventa terreno di scontro politico internazionale. In questo caso, come accade già da tempo per l’aborto, l’attacco è mosso in forma di ricatto da parte dell’Occidente nei confronti del Terzo Mondo. La buona notizia è che la risposta non è passiva, bensì di resistenza. Il presidente Uhuru Kenyatta ha dichiarato domenica 22 ottobre che il Kenya non si piegherà alle pressioni occidentali per legiferare sui matrimoni omosessuali come condizione per ricevere finanziamenti dai donatori. Parlando nella contea di Nandi, il presidente ha detto che il Kenya ha bisogno di diventare autosufficiente per non essere costretto a mettere in atto leggi contrarie agli insegnamenti cristiani. «Dobbiamo garantire che il nostro sviluppo sia quello che vogliamo e non quello portato dall’esterno. Solo così dovremmo accettare soldi dall’esterno e piegarci a leggi per matrimoni omosessuali».


«Non è possibile tacere davanti al potere ingiusto. Qui è in gioco la libertà d’espressione, la libertà di tutti. Noi non accettiamo le ingiustizie, cara Virginia Raggi, e la nostra risposta all’assurda censura subìta è che per Roma stanno girando nuove vele con questa dicitura: “Sarà ancora possibile dire mamma e papà?”». Questo hanno dichiarato il presidente di Pro Vita, Toni Brandi, e il presidente di Generazione Famiglia, Jacopo Coghe, tra le associazioni promotrici del Family Day e ideatrici della campagna #stoputeroinaffitto, i cui manifesti sono stati oggetto di rimozione e sanzione da parte del Comune di Roma che ha impedito di denunciare un reato contemplato dalla legge 40/2004.


...E ora immaginiamo che l’affermazione “la bulimia è normale, un’allegra e perseguitata forma di libertà alimentare, tollerarla nei ristoranti e nelle mense è una forma di inclusione, la bulimia è un diritto umano” diventa un nuovo martellante oggetto di propaganda di tutti i media. Tutti lo ascoltano, all’inizio sembra buffo, ma poi tutti si adeguano. Sostituiamo alla parola bulimofobia l’altro termine con la parola fobia e avremo lo psicoreato che sta annientando la libertà di parola.


utero in affitto_Becchi “Due uomini non fanno una madre e due donne non fanno un padre”. Ancora adesioni alla campagna choc organizzata dalle Associazioni promotrici del Family Day, Pro Vita e Generazione Famiglia, per denunciare la pratica dell’utero in affitto. Scende in campo oggi il professor Paolo Becchi, filosofo del diritto e scrittore, letteralmente indignato per quanto trasmesso da Rai Uno nel programma Domenica In. Si parlava della vicenda che ha per protagonista il noto cantante Miguel Bosè, il quale dopo aver ottenuto ben quattro figli, due coppie di gemelli, con il ricorso alla maternità surrogata, si sta separando dal compagno. I due avrebbero deciso di comune accordo di spartirsi i figli, rispettivamente due a testa. Nel programma, al di là di qualche rara eccezione, si è tentato di sorvolare sulla problematica dell’utero in affitto, limitandosi a discutere esclusivamente del dramma dei piccoli, separati per sempre e forse impossibilitati a vedersi spesso dal m


Abbiamo scritto in questi giorni della Giornata bambini mai nati e delle conseguenze che l’aborto (spontaneo e/o non) provoca anche sui fratellini. Torniamo oggi sul tema per raccontare la storia di David Meyler, un giocatore di calcio per la Reading FC e per la Republic of Ireland International, e della sua famiglia. La voce del buon senso Meyler e la moglie, che hanno già una bambina di circa due anni, hanno infatti avuto recentemente tre aborti spontanei consecutivi. Questi eventi, a dispetto di coloro che credono che l’unico soggetto coinvolto nell’aborto sia la donna (anche il bambino non viene considerato nella sua dignità di essere umano), hanno toccato molto da vicino anche il calciatore, che non nega il suo dolore.


Una donna in Colombia ottiene di abortire dopo il termine legale della 26esima settimana e la Corte Costituzionale ora vuole togliere i limiti di tempo. C'è chi inorridisce. In realtà è tutto perfettamente in linea con la lucida coerenza del Male, che non guarda in faccia alle ipocrisie dei protocolli sanitari.


La polizia ha chiuso il caso: «Non ci sono prove per accusare mio marito, ma i miei quattro figli sono ancora detenuti dal Barnevernet». In seguito allo scandalo pedofilo che ha coinvolto i servizi sociali norvegesi, noti per il fatto di allontanare da casa migliaia di bambini ogni anno, Alitcia Forsberg-Qaushi ha raccontato alla NuovaBQ il suo caso, fatto di illazioni fondate sul nulla e di ragioni economiche e ideologiche.


Dopo tre anni di ostacoli di distribuzione, esce negli Usa il film che racconta la vicenda del dottor Kermit Gosnell, condannato per aver effettuato tre omicidi dopo il fallito aborto. Un film scomodo, difficile da girare e da produrre per l'ostracismo del sistema hollywoodiano. E nel quale il medico assume la parte più cinica dell'ipocrita business dell'aborto.